In questo post si parlerà di come un approccio collaborativo all’ideazione di nuovi prodotti, servizi o processi, sia il giusto seme per far nascere e crescere — cioè rendere concrete — innovazioni utili e sostenibili.

Oggigiorno si assiste ad una mastodondica proliferazione nell’offerta di “innovazioni” (intese come nuovi prodotti e servizi presenti sul mercato) grazie all’abbattimento dei costi di produzione e all’utilizzo di strumenti in grado di comunicare e promuovere pervasimente il nuovo prodotto. È il nuovo paradigma tecnologico che si diffonde nella società: il passaggio al digitale e l’informazione che fluttua instantanea nell’etere, algoritmi complessi che comandano intelligenze artificiali. L’offerta di beni e servizi è enorme e la domanda viene — al tempo stesso e in maniera paradossale — sommersa e alimentata dalla combinazione di tecnologie e stili di vita cui siamo abituati. Visto da un’altra prospettiva vi è una spinta sul mercato di “innovazioni” che non badano al vero bisogno dell’utilizzatore finale. È sufficiente una minima ricerca — perlopiù analisi quantitative (dati numerici, vedi i big data) — che dimostri regolarità nelle preferenze dei consumatori e, conseguentemente, uno sfrenato utilizzo di tecniche di marketing perchè la gente compri, pur non godendo del beneficio che dovrebbe essere indotto da un bisogno soddisfatto.

Non è bene generalizzare senza avere sufficenti prove per farlo, ma non è certo una novità riconoscere che in un mondo globalizzato come il nostro il consumismo sia il primo motore del dominante ingranaggio capitalistico. Quello su cui si vuol far riflettere è la scarsa attenzione alla primordiale ricerca dei bisogni delle persone, del design di un’idea che si tramuta in un prodotto. Viene data scarsa importanza al piacere e all’effettiva utilità che la gente trae dal nuovo prodotto.

Questo è il punto di partenza che ha dato vita al cosidetto design antropocentrico che mette al centro di ogni nuova idea di mercato l’uomo, le sue preferenze e il suo modo di percepire un problema che lo riguarda direttamente. L’innovazione — in ogni sua sfumatura (innovazione tecnologica o sociale, innovazione di prodotto o di processo, innovazione incrementale o distruttiva) — è necessaria, ma non dovrebbe essere sufficiente se non è accompagnata da una profonda indagine centrata sulle persone e sui loro bisogni. Per questo l’approccio di design collaborativo che unisce una ricerca qualitativa (basata su opinioni ed emozioni) con lo spirito di innovare per e con le persone coinvolte nel processo di innovazione — il creativo e l’analista per il produttore e consumatore finale.

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Per approfondimenti su questi temi si consigliano le seguenti letture:

Donald Norman, La Caffettiera del Masochista — Il design degli oggetti quotidiani, Giunti, 2013.

IDEO.org, The field guide to Human-Centered Design (free PDF >> http://www.designkit.org/resources/1)

Daria Cantù, Marta Corubolo, Giulia Simeone — A community centered design approach to developing service prototypes , ServDes.2012 Conference